Sacchetti dell'ortofrutta a pagamento: costi reali e bufale

Dal 1° gennaio 2018 nei supermercati c'è stata una piccola rivoluzione: i sacchetti biodegradabili da utilizzare per i prodotti alimentari sfusi – quindi non solo frutta e verdura ma anche pane e prodotti da forno, pesce e carne – si pagano. In realtà questo principio tanto rivoluzione non è. E nemmeno tanto nuovo, a ben guardare: tali sacchetti si pagavano anche prima, solo che i consumatori non lo sapevano. Si trattava, difatti, di un costo occulto – cioè non esplicitato in maniera chiara sullo scontrino fiscale – ed era inglobato nei prezzi degli alimenti: la vera novità di adesso è che questo costo ha smesso di essere occulto e, semplicemente, viene indicato nero su bianco sullo scontrino fiscale.

A proposito di spesa al supermercato, scopri il servizio Supermercato24, il servizio online che ti porta la spesa del tuo supermercato preferito diettamente a casa (Preleva anche il codice sconto Supermercato24 per la Consegna gratis!)

Le polemiche che stanno proliferando in rete e stanno diffondendosi come incendio boschivo attraverso i social network, quindi, hanno in realtà poca ragione di esistere. Ma facciamo un passo indietro.All'origine del cambiamento che tanto fa discutere c'è la conversione in Decreto Legge delle cosiddette Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, ovvero il Decreto Legge 123/2017, promulgato il 3 di agosto dello scorso anno ed entrato in vigore qualche giorno dopo, il 13 agosto. In esso, e più precisamente negli articoli 220-bis e seguenti, viene trattato il tema dell'utilizzo delle borse in plastica e della loro sostituzione con i sacchetti bio anche qualora il loro peso sia inferiore ai 15 micron. Tali sacchetti devono contenere una percentuale minima di materiale rinnovabile pari al 40%, ma tale percentuale dovrà salire sino al 50% entro e non oltre il 2021, come vuole la normativa UNI EN 13432. Ciò che ha generato parecchio scalpore ed un nutrito coro di proteste è il fatto che nel DL viene esplicitamente menzionato il fatto che tali borse "non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite.", come recita l'articolo 226-bis.

Un'alternativa alla spesa al supermercato? Scopri Amazon Pantry : tutti i prodotti delle marche che trovi al supermercato e i prodotti quotidiani per la casa a prezzi scontati e direttamente a casa tua con piccoli ordini a cadenza regolare.

È proprio questa la novità del decreto: i sacchetti, difatti, il consumatore li pagava anche prima – solo che non lo sapeva. E nessuno ha mai levato una murata di scudi ed un coro di proteste contro questo costo occulto! La norma ha solo avuto il merito - o il demerito? Ai posteri l'ardua sentenza, come scrisse il Manzoni – di rendere visibile il costo. Un esborso che, giova ripeterlo, esisteva già.
Relativamente ai sacchetti bio, il cui uso è obbligatorio nei supermercati dal 1° gennaio 2018, sono state messe in giro parecchie dicerie e parecchie opinioni non corrette. È bene, invece, avvalersi di informazioni sicure e, soprattutto, veritiere. Vediamo le principali:

1) è falso il fatto che il costo di 0,01/0,02€ al sacchetto andrebbe ad incidere pesantemente sul bilancio familiare delle case degli italiani: il rincaro sembra infatti essere di 8€ annuali: ben poca cosa rispetto ai rincari di bollette di luce e gas, autopedaggi e accise sulla benzina che ci attendono ogni gennaio; 

2) è falso che non si possono riutilizzare: se si ha l'accortezza di incollare il talloncino con il prezzo sui manici del sacchetto stesso, essi possono poi essere asportati e la bustina può essere adoperata per gettare i rifiuti umidi. In questo modo si eviterà di comprare altri sacchetti a ciò preposti, e si otterrà un piccolo risparmio;

3) è una falsa diceria anche quella che vuole che i supermercati traggano una fonte di arricchimento dal pagamento di tali sacchetti: i super e gli iper mercati non li ottengono a titolo gratuito, li pagano a loro volta, quindi non è vero che si arricchiscano con l'espediente previsto dal DL 123/2017;

4) Prezzare ogni singolo frutto fa risparmiare: Bufala!
E' solo uno dei tanti "rimedi fai-da-te" che sta divampando tra gli users dei social network, ma è una pratica del tutto inutile; è frutto solo della presunta furberia di consumatori che, al contrario, ignorano il fatto che i sacchetti di plastica in cui sino al 31 dicembre 2017 mettevano la loro frutta, il loro pane e la loro verdura venivano comunque pagati...

5) è parzialmente vera la voce che dice che quella sui sacchetti bio sia una tassa: non è vero quando la si associa ad una tassa sui consumi, è inesatto; è più una tassa sui rifiuti. Difatti, bisogna considerare che comunque queste borse di plastica vanno in qualche maniera smaltite e tale costo grava, ovviamente, sui cittadini – come del resto avviene per gli altri generi di rifiuti che vengono prodotti da chiunque;

6) non è nemmeno del tutto vero che non esistano alternative: alcune catene di supermercati, difatti, offrono a titolo gratuito delle buste di carta per l'acquisto di alimentari sfusi. Questa, ad esempio, potrebbe essere una pratica intelligente da perseguire, poiché anche le buste di carta sono completamente riciclabili e quindi lascerebbero un'impronta ambientale bassa;

7) è, purtroppo, verissimo sia il fatto che non esista alcun incentivo all'utilizzo di questi sacchetti bio – ma solo un obbligo – e quindi non vi sia quella che in gergo viene chiamata "promozione dell'accettabilità", e sia il fatto che si potrebbe fare di meglio, arrivando magari a studiare soluzioni alternative come ad esempio quelle in uso in Svizzera – ovvero delle retine riutilizzabili, lavabili in lavatrice a 30° e sulle quali è possibile applicare i talloncini dei prezzi e rimuoverli successivamente, dopo aver fatto la propria spesa;

8) è vero, infine, che non possono essere riutilizzati per successivi acquisti: è una ragione di tipo igienico-sanitario (sulla leg
ittimità di questa ragiomne si potrebbe aprire un nuovo dibattito...). Se anche però non possono essere riutilizzati per fare la spesa, si può adoperarli, come abbiamo spiegato in precedenza, nella raccolta dei rifiuti umidi domestici.

Scopri anche l'abbonamento Degustabox: la foodbox piena di prodotti alimentari delle migliori marche che arriva ogni mese a casa tua ad un prezzo speciale, se usi questo codice!

Con il DL 123/2017 comunque l'Italia ha, in verità, dato una dimostrazione concreta all'Europa di saper anticipare i tempi: difatti non è escluso che l'obbligo di indicazione esplicita del prezzo non venga prospettato anche agli altri paesi dell'Unione Europea – magari tra qualche anno.
Inoltre, i consumatori italiani dovrebbero essere abituati a pagare i sacchetti della spesa: è una pratica in uso ormai da qualche anno per le buste della spesa "tradizionali", anch'esse in materiale biodegradabile e compostabile, le quali vengono pagate e l'indicazione del prezzo è chiara sullo scontrino: di solito una decina di centesimi, con qualche oscillazione verso l'alto o verso il basso di 1 o 2 centesimi a seconda della catena di supermercati considerata. E invece, a quanto pare, la cosiddetta "novità" ha suscitato polemiche che non hanno impiegato granché a sfociare nel politico: le opinioni dell'Onorevole Meloni, che l'ha chiamata "tassa voluta dal PD" – dimenticando, invece, che si tratta dell'adeguamento ad una disposizione dell'Unione Europea – sono note ai più.

Se non puoi risparmiare sui sacchetti dell'ortofrutta, puoi sempre risparmiare sul resto della spesa: scopri tutti i buoni sconto da stampare e utilizzare nei supermercati.

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter!

Iscriviti alla nostra newsletter e riceverai offerte esclusive direttamente nella tua casella di posta

Le ultime news